mercoledì 27 ottobre 2010

*MEI [MEIG] voci migranti

Il documentario di Federico Greco presentato in anteprima a Pieve Santo Stefano il 10 settembre scorso.


video

*MEI [MEIG] voci migranti
con
Claudio Fabian, Ruken Kasirga, Loubna Cherkaoui Sellami,
Mohamed Sassi, Marianna Baesu

e la partecipazione straordinaria di Saverio Tutino
voce narrante Antonio Bilo Canella
scritto e diretto da Federico Greco

una produzione Fondazione Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano, Metamultimedia, No-Mad, Protezione Civile di Sansepolcro
con il contributo di Cesvot, Uncem Toscana, Regione Toscana

produzione esecutiva Filippo Massi
fotografia e montaggio Federico Greco
musica originale Angelo Vitaliano
riprese Federico Greco, Giovanni Pierangeli, Giuliano Braga
suono Simone Tizzi
consulenza Loretta Veri, Natalia Cangi
mezzi tecnici Metamultimedia, Cineteatro Roma
traduzioni e adattamento sottotitoli Sabrina Fraternali, Simone Tizzi
fotografo di scena Luigi Burroni
ricerche repertorio Orsola Sinisi, Giovanni Pierangeli
durata 50'
Italia 2010


Quattro voci diverse da quattro paesi diversi: Tunisia, Argentina, Kurdistan, Marocco. E una quinta, che le raccoglie tutte e le "osserva" da una prospettiva unica. Voci di immigrazione da culture e paesi lontani, tutte legate da un'esigenza: la libertà di vivere la propria vita e comunicare le proprie idee, a costo di sradicarsi con dolore dalla terra di appartenenza. E con un secondo tratto comune: la scelta della Valtiberina come luogo dove ricominciare. Il vocabolario etimologico dice che il termine "immigrazione" proviene dalla radice MEI [MEIG], cioè "scambio di doni", l'esatto contrario di quanto spesso pensiamo: "loro" non vengono a rubarci il lavoro. Né le donne. Né a imporci una religione diversa. Vengono a raccontarci storie di vite vissute intensamente.
Le nostre lo sono altrettanto?
Federico Greco

domenica 27 giugno 2010

Voci Migranti Teatro






Sansepolcro, Auditorium di Santa Chiara

Voci Migranti Teatro è un percorso espressivo di Teatro nella Globalità dei Linguaggi. E’ un laboratorio produttivo permanente per la valorizzazione delle storie personali e delle differenze culturali.

Nasce come volontà di conoscere le culture degli immigrati in Valtiberina e di metterle creativamente al ‘servizio’ della cittadinanza attraverso la comunicazione artistica.

Il laboratorio utilizza la Globalità dei Linguaggi verbali e non verbali unito alle moderne tecniche di comunicazione e di empowerment.

Voci Migranti Teatro propone l’occasione di sviluppare un percorso di crescita personale e di miscelare le sapienze di terre lontane e vicine, di culture, di suggestioni.

‘Carosello Etnico’ è la prima parte produttiva del laboratorio e propone nelle piazze e nei luoghi cittadini, come antichi menestrelli, ‘pillole’ di immagini e saperi insperati.

Il laboratorio è a cura dell’ass.ne NO•MAD ed è condotto da Silvia Martini.

E’ prevista la partecipazione di docenti di ambito nazionale.
Gli incontri si svolgono generalmente la domenica mattina.
La partecipazione per immigrati e italiani è gratuita.
Info 3471005920


foto di Luigi Burroni

sabato 12 giugno 2010

Jane



Sansepolcro, 27 maggio 2010

Con un nome da straniera Jane – IANE come tutti la chiamano da sempre – è un'italiana nata a Sansepolcro. Il padre negli anni Cinquanta si trasferisce nel New Jersey per lavoro, mandato dalla Buitoni. La famiglia lo segue in un viaggio in nave che è una vera avventura verso il nuovo mondo per la piccola Jane. Nella casa in America c’è anche la TV, ma gli amici, i cugini, i nonni sono lontani e irraggiungibili.
Ritornerà nella sua terra d'origine per amore: lì l’aspetta Libero, l'amico d’infanzia ritratto con lei nella foto che entrambi mostrano con orgoglio, presagio di una lunga vita insieme.

Una doppia emigrazione che l’aiuta a guardare il mondo con altri occhi e a capire che miscelare usi e tradizioni, conoscere altre culture e usare altre lingue è una grande ricchezza.

foto di Luigi Burroni

Mirtha



Sansepolcro, Auditorium di Santa Chiara, 26 maggio 2010

Dalla città boliviana di Cochabamba, Mirtha parte per fare l’università a Cuba sulle tracce ideali del Che, amico di suo padre. Impegnata politicamente, attiva e partecipe, si laurea in economia politica e vive come un peso per il suo popolo e la sua terra l’essere consegnati alla storia come il luogo dove il Che è stato ucciso.
Con il sogno dell’Italia, dei viaggi e lo spirito da cittadina del mondo più che da migrante, si innamora e si sposa, ma l’unione non avrà futuro e lascerà ferite dolorose. Da sola, con una figlia da crescere, affronta molte avversità e molti ricordi tristi che scuotono le sue emozioni.
Si sente ancora un’idealista ma con i piedi per terra, e guarda al futuro con caparbietà.

foto di Luigi Burroni

Imane



Sansepolcro, 26 maggio 2010

Dentro l’Auditorium di Santa Chiara, sede del laboratorio teatrale che segue da mesi, Imane è a suo agio, la condiziona solo una certa riservatezza che la fa sembrare timida.

Partita da Casablanca in cerca di un luogo dove proseguire gli studi si scontra con una realtà difficile in Italia: studiare è troppo costoso. Ripiega su lavori saltuari, lontani dalla sua giovane età, dal suo sogno d’istruzione e di aprire un asilo, magari a Bologna, dove stare in mezzo a tanti bambini.

foto di Luigi Burroni

sabato 17 aprile 2010

Abderrahim



Sansepolcro-Centro culturale El Amal, 10 aprile 2010

Seduto sui tappeti del centro culturale dove la comunità musulmana di Sansepolcro si ritrova a pregare, parlare e prendere il the, Abderrahim ci racconta la sua vita.
Lasciare la sua terra, il Marocco, ha significato un profondo sradicamento: "quando l'aereo ha iniziato a decollare mi sono sentito come un albero che viene strappato dalla terra".
In Italia, dopo un anno solitario e difficile, trova un lavoro stabile, incontra quella che diventerà sua moglie, ha due figli ai quali trasmette le tradizioni e la cultura del suo popolo. E' impegnato nella comunità, attivo e partecipe.
Approfitta della telecamera per prendere posizione riguardo a un fatto accaduto a Pieve Santo Stefano dove un ragazzo marocchino ha creato disordini interrompendo la processione del venerdì santo. Ci tiene a sottolineare la sua disapprovazione e a spiegarci che quello non è l'insegnamento del Corano. Ci parla del rispetto delle religioni, delle cose che accomunano gli esseri umani e delle differenze che, se rispettate, non costituiscono una minaccia.
Il suo sogno è tornare in Marocco "ma è dura dover ricominciare tutto da capo".
Chissà.



foto di Luigi Burroni

Sanaa




Sansepolcro, 2 aprile 2010

Sanaa ci accoglie con un grande sorriso nella piccola casa dove lei stessa è ospite di una signora quasi centenaria alla quale dà assistenza.
Il suo sogno di fare la parrucchiera lo ha rinviato in attesa di migliori occasioni.
La partenza dal Marocco è il gesto di una giovane curiosa, aperta a nuove esperienze. Non si sente molto migrante, Sanaa, perché sa che tornerà.
Sembra felice e serena anche se il suo lavoro di badante non si addice alla sua giovane età e alle sue aspirazioni. Da piccola Sanaa voleva fare la hostess, poi ha studiato legge per qualche anno, ha preso il diploma di informatica e quello di parrucchiera. Le piace cucinare ed è socievole e ottimista.
Dal suo piccolo stipendio riesce a ritagliare qualcosa da mandare alla famiglia in Marocco. Lo dice sorridendo, con l'orgoglio di chi sa assumersi una responsabilità.
foto di Luigi Burroni

Nanny




Sansepolcro, 17 marzo 2010

Dalla regione del Punjab nel nord dell'India, Nanny è venuta in Italia otto anni fa.
Il suo diploma di disegno le avrebbe consentito di trovare lavoro in India ma, sposa giovanissima, segue il marito e il suo destino portando con sé sua figlia Jasmeen.
In Italia Nanny trova lavoro in fabbrica e ben presto si rende conto che sarà lei a portare i soldi a casa. Il marito si trasforma in un uomo molto diverso da quello che lei ha conosciuto e dopo anni di sofferenze Nanny decide di lasciarlo per ritrovare un po' di serenità.
Il suo mondo è concentrato sulla figlia, che ormai ha dieci anni e le idee chiare. Per Jasmeen, che ama l'Italia più dell'India, Nanny rinuncia al richiamo della sua terra.
A Sansepolcro vive una coppia di anziani coniugi che si prende cura di lei e della sua bambina. Per Jasmeen sono loro i "nonni" e anche per Nanny ormai l'Italia è un po' "casa".

foto di Filippo Massi

lunedì 22 febbraio 2010

Mohamed



Sansepolcro, 20 febbraio 2010

Presso un distributore di benzina, Mohamed gestisce con una socia rumena il "Bar 71".
E' venuto dalla Tunisia 25 anni fa. Racconta la sua vita, i suoi tanti lavori, gli anni alla Buitoni conclusi infelicemente con la perdita del posto e la lunga protesta delle 71 famiglie rimaste senza un futuro.

La sua patria è divisa fra Tunisia e Italia. Mentre parla, indica con un largo sorriso fuori dal locale le bandiere che sventolano nell'aria grigia del pomeriggio.



foto di Luigi Burroni

domenica 14 febbraio 2010

Ruken



Pieve Santo Stefano, 13 febbraio 2010


Ruken è una giovane curda, in Italia dal 2000 come rifugiata politica. La sua è una storia molto dura che racconta con la tranquillità di chi è convinto e consapevole delle proprie scelte.

L'assenza di libertà è uno dei tratti salienti del suo racconto, fin dall'infanzia, quando era costretta a vivere due lingue e due culture diverse, una clandestina, al chiuso delle mura domestiche, per non perdere le tradizioni del popolo curdo.

La sua esistenza di oggi è felice, ha un luogo in cui vive bene, un compagno con il quale divide la casa e l'amore per il piccolo Zerdesht.

foto di Luigi Burroni

Claudio Fabian



Città di Castello, 10 febbraio 2010

Claudio Fabian è argentino, fuggito dalla sua terra in piena crisi economica, mentre faceva il poliziotto e ha deciso, con al
cuni compagni, di insubordinarsi agli ordini del governo.
Dopo una separazione di sei mesi, la moglie e il figlio lo hanno raggiunto in Italia. Qui Claudio coltiva la passione per i cavalli e fa l'istruttore in una palestra dove insegna una particolare
tecnica di difesa.

La sua famiglia in Italia è cresciuta e il sogno per il futuro dei suoi figli è che siano giusti.


foto di Luigi Burroni

Faruk



Sansepolcro, 4 febbraio 2010


Nel piccolo negozio di Via A
ggiunti che vende kebab, Faruk è il padrone della scena. Con la sua faccia sorridente sotto il berretto rosso, mette i clienti a proprio agio. Ci racconta della sua terra lontana, il Pakistan, teatro di guerra, dal quale è partito senza un lavoro.

Un'increspatura di tristezza vela il suo sorriso quando racconta dei suoi figli e di sua moglie che sono rimasti in Pakistan. Li va a trovare una volta l'anno e ogni volta è come se di anni ne fossero passati dieci.



foto di Luigi Burroni

Malik



Sansepolcro, 4 febbraio 2010

Malik viene dal Pakistan. Ha aperto a Sansepolcro un punto telefonico e internet frequentato da immigrati, che ha tariffe convenienti per chiamate internazionali.
Sopra il banco che accoglie i clienti, quattro grandi orologi a cristalli liquidi segnano lo scorrere del tempo di paesi lontani: Equador, Tunisia, Romania, Marocco.


Quanti intrecci di conversazioni, in lingue diverse tra famiglie divise, saranno transitate in quel luogo piccolo e denso di storie di passaggio.
foto di Luigi Burroni

giovedì 4 febbraio 2010

Loubna



martedì 2 febbraio 2010

Loubna ci aspetta nella sede della Protezione Civile del Trebbio, a Sansepolcro, dove fa volontariato. Ci accompagna a casa sua. Le pareti, da lei dipinte, sono verdi e arancioni, gli stessi colori del suo divano.

Ci racconta la sua vita, la separazione dalla sua terra, la sua doppia migrazione dal Marocco a Milano e da Milano alla Valtiberina...

Poi ci fa salire a casa di sua sorella Fatima che ha preparato per noi squisiti dolci, frutta secca e molto the, servito da Loubna con una tecnica sapiente, che ci incanta.



foto di Luigi Burroni